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PEUGEOT Sesame
31 Dic 2018

PEUGEOT Sesame

Post by Modestini Matteo

di Marco M. Gasparin

TOKYO (26 agosto) – Satoshi Kon è morto a 46 anni per un cancro al pancreas il 24 agosto. Se ne va così uno dei più importanti registi giapponesi, attivo nel campo del cinema d’animazione. Appreso di essere malato, Satoshi Kon ha scritto una lettera d’addio che è stata pubblicata sul suo blog dai familiari dopo la sua scomparsa.

Nella lunga lettera (una prima traduzione in inglese può essere letta nel blog di Makiko Itoh, mentre la prima traduzione italiana fatta sulla base di quella inglese può essere letta su Animeclick) Satoshi Kon spiega come la prima diagnosi della malattia risalisse al 18 maggio scorso, con i risultati di alcuni esami medici fatti per capire l’origine dei dolori che da qualche tempo lo affliggevano. Cancro al pancreas in fase di metastasi: al massimo sei mesi di vita. Alla “sentenza” ha fatto seguito una breve ricerca sui possibili metodi per tentare di prolungare il tempo che gli rimaneva e la decisione, alla fine, di rifiutare le terapie contro il cancro e accettare serenamente la situazione.

A quel punto il regista adempie quelli che definisce gli obblighi per “essere pronto a morire in maniera appropriata”, dalla sistemazione dei diritti d’autore sulle sue opere al testamento. Una brutta polmonite gli fa pensare di essere ormai arrivato alle soglie della morte e, una volta ricoverato – lo scorso 7 luglio -, i dottori gli danno uno o due giorni di vita e gli dicono che «anche se dovesse sopravvivere non arriverà alla fine del mese». «Mentre ascoltavo – confida Kon – non potei fare a meno di pensare che sembrava mi stessero dicendo le previsioni del tempo».

In tutto questo il suo unico pensiero è che se proprio deve morire, questo possa almeno avvenire a casa e non in un ospedale. Riesce a realizzare il suo ultimo desiderio e – sorprendentemente – le sue condizioni migliorano. Non può a fare a meno di scherzarci su: «Non sono riuscito a morire! (risate)». Poi torna serio: «Adesso che sono tornato in forze non posso sprecare il tempo che mi rimane. Mi sono detto: ti è stato dato un bonus, devi spenderlo con attenzione. E così ho pensato che volevo cancellare almeno una delle cose irresponsabili che ho lasciato dietro di me in questo mondo».

Satoshi Kon si rende conto che la lista delle persone che vuole vedere prima di morire, per dare loro almeno l’ultimo saluto, è lunghissima: «C’è così tanta gente che vorrei vedere almeno una volta (be’, c’è anche qualcuno che non voglio vedere affatto), ma se ci penso temo che rimarrei sopraffatto dal pensiero: “non vedrò mai più questa persona” e che non sarei più in grado di morire serenamente. Anche se mi sono ripreso, inoltre, le forze che mi sono rimaste sono minime e mi costa un certo sforzo ricevere visite. Più aumenta la gente che vuole vedermi, più difficile diventa per me ricevere la loro visita. Che ironia».

Inoltre il regista confessa di preferire che la gente lo ricordi «pieno di vita» e non costretto a letto semi-paralizzato dal male. Per questo si risolve a scrivere la lettera, in cui si scusa con tutti – parenti, amici e conoscenti – per non aver detto a nessuno del cancro: «Per favore, cercate di capire che questo era il desiderio egoista di Satoshi. Voglio dire, Satoshi Kon era “un tipo così”. Quando mi immagino le vostre facce, mi sovvengono solo bei ricordi e vedo i vostri sorrisi. A tutti voi dico grazie per questi ricordi davvero meravigliosi. Ho amato il mondo in cui sono vissuto. Il solo fatto che possa pensare questo mi rende felice».

La lettera si conclude coi ringraziamenti alla moglie («La ragione per cui sono riuscito a cavarmela in questi giorni difficili va trovata nelle parole che mi hai detto subito dopo che abbiamo ricevuto la notizia: “Sarò al tuo fianco fino alla fine”»), ai genitori e al presidente di Madhouse, lo studio di animazione che ha prodotto i lavori di Kon. A questo punto il regista confessa il suo rimpianto più grande: è il film “Dreaming Machine” a cui stava lavorando prima di scoprire la malattia. «C’è una forte possibilità che lo storyboard che abbiamo creato con sangue, sudore e lacrime non diventi un film. Questo perché Satoshi Kon ha messo mano alla storia originale, allo script, ai personaggi e alle situazioni, agli sketch, alla musica… fino alla singola immagine. Certo, ci sono delle cose che ho condiviso con il direttore dell’animazione, con l’art director e altri dello staff, ma temo che la maggior parte del lavoro possa essere capito solo da Satoshi Kon».

Satoshi Kon ha debuttato alla regia nel 1997 con il thriller psicologico Perfect Blue con il quale ha vinto premi al FantAsia Film Festival di Montréal ed al Fantasporto Film Festival di Oporto. Nel 2001 arriva il suo secondo film, Millennium Actress e due anni dopo il terzo, Tokyo Godfathers, favola natalizia dal sapore agrodolce ambientata tra gli homeless della metropoli. Seguirà Paprika – Sognando un sogno, poliziesco tratto dal romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in concorso alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2006.

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