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Oltre L’automobile
8 Apr 2019

Oltre L’automobile

Post by Modestini Matteo

L’enormità delle risorse bruciate nella pubblicità di nuovi modelli sta ad indicare che uno dei pilastri dell’attuale modello di sviluppo economico è ancora poggiato sulla proprietà individuale dell’automobile, senza badare alle conseguenze pesantissime che ciò sta comportando sulle condizioni di vita dei centri urbani, e a quelle drammatiche che comporterebbe un’identica diffusione nei paesi in via di sviluppo, a cominciare dalla Cina.

Oggi l’automobile rappresenta in tutta Europa il maggiore problema in termini ambientali

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ed uno dei maggiori in termini sociali, per consumo di combustibili fossili, per emissioni inquinanti e di CO2, per occupazione e distruzione del territorio, per numero di morti, feriti, e disabili

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, per costo economico a carico delle famiglie, per il tempo perso negli imbottigliamenti e nella ricerca del parcheggio, per il senso d’insicurezza e di segregazione, per l’isolamento che genera, in special modo nelle città.

Se per le emissioni inquinanti le innovazioni tecnologiche, ad esempio la propulsione ad idrogeno, possono rappresentare una soluzione, seppure con tempi e modi tutt’altro che identificati, lo spazio invece che le automobili richiederebbero sarebbe difficilmente ricavabile senza pensare di dover … ampliare il pianeta.

In Europa e in Giappone la copertura con asfalto del territorio, per ricavare strade e parcheggi, viaggia sui 0,02 ettari per veicolo, negli Stati Uniti sui 0,07 ettari, sarebbe interessante conoscere il dato della Valle d’Aosta, tenuto conto che il tasso di motorizzazione nella nostra regione è uno dei più alti del mondo, un veicolo ad abitante, neonati compresi, contro una media europea di un veicolo ogni due abitanti, e un veicolo ogni 1,6 abitanti negli USA.

Nella stessa città di Aosta, ove il tessuto urbano è stato man mano ridisegnato a misura di automobile, continuano a fiorire progetti e propositi di nuovi parcheggi in centro, nuovi raccordi, nuove strade per “fluidificare il traffico”, che diventeranno presto ancor più sature di prima.

Ho citato la Cina perché quell’immenso Paese sta conoscendo una crescita economica impetuosa, avendo già superato gli Stati Uniti nella produzione di acciaio e nell’impiego di fertilizzanti.

Se la Cina, come è nelle aspettative dell’industria automobilistica mondiale, raggiungesse il tasso di motorizzazione europeo, il suo parco macchine supererebbe i 600 milioni di veicoli, contro i soli 13 milioni di oggi e occuperebbe, al tasso di copertura asfaltata europea, qualcosa come 12 milioni e più di ettari di terreno, perlopiù coltivabile senza che questo sia disponibile, se non riducendo la popolazione alla fame. Lo stesso ragionamento vale per altri Paesi densamente popolati come il Messico o l’Indonesia.

Riflessioni semplificate ed esemplificate, per dire che non c’è spazio fisico sulla terra per il tasso di motorizzazione finora conosciuto in Occidente, a meno di non voler difendere con miopia un privilegio che non può essere esteso al resto del mondo, e, soprattutto, per sollecitare un nuovo inizio, un nuovo sviluppo fondato sul risparmio, in primo luogo del territorio, sull’uso dei mezzi di trasporto piuttosto che sul possesso, sulla gestione della mobilità anziché sulla realizzazione di nuove infrastrutture.

La disfatta della FIAT, con l’immediata drammatica ricaduta per tante famiglie a rischio di lavoro e di reddito, ha molto impressionato, ma non può essere spiegata unicamente con errori del management, con l’assenza di investimenti in nuovi modelli, che pure ci sono stati.

Per anni la FIAT ha goduto di enormi sostegni, diretti ed indiretti, tanto da drogare la stessa economia. Quelli che sono venuti al pettine sono i nodi di un prodotto inflazionato in un mercato ormai saturo, che da un lato si vorrebbe continuare a sostenere e dall’altro, sempre più frequentemente, è messo sotto accusa per l’insostenibilità ambientale e sociale.

Non è incentivando ancora, in modo forzatamente effimero, il ricambio di qualche decina di migliaia di automobili che si fanno gli interessi dell’industria italiana dell’automobile, quanto avendo le idee chiare sul futuro della mobilità, che certamente non potrà fare a meno di una gamma ampia di veicoli per l’uso singolo e collettivo, sempre meno inquinanti ed integrabili in una efficiente rete connettiva, un po’ come è diventata oggi internet.

Non si tratta, infatti, di mettere al bando l’automobile, ma di farne un uso più intelligente e di utilizzare al meglio i diversi mezzi che abbiamo a disposizione per muoverci e spostarci, finché diventerà superfluo disporre di un’automobile personale.

Attualmente un’automobile è abbandonata in un’area di sosta o in un garage mediamente per 22 ore al giorno; una rete di auto condivise (car-sharing)

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, disponibili al momento del bisogno in tutta Europa, non è sogno o fantascienza ma un servizio già sperimentato, da promuovere, che richiede visione lungimirante, capacità logistiche e di coordinamento. Si tratta della soluzione meno onerosa per l’automobilista e meno dannosa per l’ambiente: ognuno avrà a disposizione, previa prenotazione telefonica o via web, e anche in tempo reale, ogni volta l’automobile più confacente alle proprie esigenze (dal pick-up alla fuoriserie) per trasportare, per il week-end, per andare alla visita medica, in camporella, a far la spesa. Automobili che saranno utilizzate molto di più e sempre tenute perfettamente in ordine.

Accanto alla rete del car-sharing occorre, naturalmente, far crescere una rete altrettanto avanzata, sul piano delle tecnologie di gestione e di controllo, di trasporto pubblico con treni e autobus confortevoli e servizi a domanda (aree a domanda debole, ore notturne, giorni festivi) e favorire, con azioni mirate, gli spostamenti a piedi ed in bicicletta.

In Valle d’Aosta, nella città di Aosta, occorre abbandonare la sudditanza nei confronti dell’automobile, a cominciare dalla erogazione del carburante in esenzione fiscale, che sta facendo peraltro del nostro parco veicoli il più inquinante d’Italia non contemplando i carburanti al momento più puliti quali il metano ed il GPL, ed iniziare a rimettere al centro delle preoccupazioni di chi governa ed amministra la salute, la sicurezza, la socialità, il benessere dei cittadini tutti, e ancor più dei bambini.

E’ un vero peccato che nella città di Aosta e cintura si sia interrotta la sperimentazione del servizio di taxi-collettivo, operante nelle ore serali e giorni festivi, cedendo alle bizzarrie di alcuni taxisti, perché quella è la direzione giusta da perseguire, in grado anche di favorire l’autorganizzazione di vicinato per andare a far la spesa piuttosto che dei ragazzi per andare in discoteca.

Sono colpevoli la totale assenza di indirizzo politico/amministrativo che ha accompagnato i lavori di ripristino della ferrovia ed il velleitarismo di chi ha voluto ripristinare sulla carta , un bel giorno, tutte le corse dei treni antecedenti l’alluvione con tratte ancora da collaudare, rallentamenti, e l’assenza di personale di manovra sulla linea.

Sono regali all’automobile e autogol clamorosi, ma non bisogna desistere.

Certo è più complesso e faticoso organizzare nuovi servizi (di distribuzione delle merci in centro città con l’ausilio di vetture elettriche, di consegna delle merci a casa magari in bicicletta, di servizio pubblico di trasporto a chiamata per la collina di Aosta, di parcheggi esterni abbinati ad efficienti servizi di navetta, di prestito biciclette per residenti e turisti, di car-pooling per i dipendenti della pubblica amministrazione) che realizzare una qualsiasi opera in cemento o asfalto.

La posta in gioco è elevata: meno lamiere in giro, più persone in strada, che respirano, si incontrano, giocano e passeggiano.

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